
Neive: passato, presente e futuro
Quando per fare un paese si terrazzava una collina
Di questi tempi e tramite il mondo del vino, l’ Alta Langa sta riscoprendo quella sua particolare architettura paesaggistica: i terrazzamenti che si vorrebbero riutilizzare per un nuovo futuro vitivinicolo “verticale” di nicchia, loro che nel corso dei secoli sono stati costruiti per strappare a pendenze impossibili un po’ di terra in più per un’agricoltura povera, di autosufficienza.
Anche la Bassa Langa nel Medioevo terrazzava, ma per lo scopo opposto: sottrarre, nella costruzione degli abitati, meno terra buona possibile ad un’agricoltura ricca. Si prendeva una collina, la si vestiva di case a cominciare dalla cima, quasi sempre con il castello e la torre a vigilare sul piano, e poi a scendere sui fianchi, tagliando, spianando e sostenendo i sedimi ottenuti con muri a secco, con malta, o con le case stesse.
E il centro storico di Neive è forse quello che più se ne è avvalso, perché non ha un metro di strade, piazze, giardini e cortili che non sia tenuto su da un muretto o da una casa.
Nascita
Neive, come tanti altri paesi, nacque per iniziativa signorile, con un insediamento recintato in posizione sommitale al centro del quale, intorno all’anno mille, fu costruito il castello, per difendere il sito dai saraceni che, quasi sicuramente tra il IX e il X secolo, avevano occupato la zona.
Distrutto in parte nel 1274 dagli Astesi che si erano impossessati del territorio di Neive come strategico avamposto nella lotta secolare con Alba, passò in varie mani finché i resti furono completamente abbattuti dal Comm. Luigi Rocca, per costruirvi la sua residenza estiva, a fianco della torre.
Il settecento, secolo d’oro
Il completamento edilizio all’interno del “recinto” culminò nel settecento, il “secolo d’oro” dello sviluppo urbanistico di Neive, quando il paese definì il suo volto e divenne veramente “il migliore nel fabbricato della Langa”, come disse nel 1760 il notaio Domenico Sansoldo.
Decadenza… come una ferrovia può trasformare una realtà
Le cose cominciarono a cambiare per Neive come centro storico quando nel 1865, un giorno di maggio, la sua gente accorse in basso, a valle, a salutare il passaggio del primo convoglio della nuova ferrovia Cavallermaggiore-Alessandria. Se per lo storico Vada il 1865 fu l’anno della vera nascita di Borgonuovo, è doveroso aggiungere che fu anche l’inizio del declino del paese che stava lassù in alto.
Scesero al piano i commerci, le attività artigianali, il mercato settimanale, l’attività religiosa, l’ambulatorio medico e le scuole.
Rinascita e boom turistico
Poi il vento girò nuovamente, e questa volta nella direzione giusta verso il futuro. I tempi cambiarono e vennero Amministrazioni che affrontarono con visione nuova il problema.
Aiutarono sensibilità e stimoli culturali nuovi che venivano fuori in quegli anni. Si diffondeva il bisogno di tuffarsi nel passato, di andare alla ricerca di siti veri, ancora intatti, non snaturati dall’edilizia del consumismo, più fredda e distante.
E Neive borgo antico si scoprì il paese ideale per raccogliere queste istanze e in un paio di decenni seppe capovolgere un destino al quale pareva condannato del progresso. Lo aiutarono a farsi conoscere personaggi della letteratura, della musica classica, del design industriale, della grappa contaminata di arte, della ristorazione di nicchia, del mondo del vino, vero motore della ripresa, con le sue cantine antiche e nuove, nobilitate dall’arrivo di ben 4 denominazioni d’origine per i suoi grandi vini.
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